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NEWS

La progettazione acustica delle chiese: un approccio metodologico

19 maggio, 2013

Giornata di studio “Il progetto acustico delle chiese” 20 febbraio 2013 - relazione del prof. Francesco Martellotta

La valutazione e l’ottimizzazione delle condizioni acustiche delle chiese è stata per lungo tempo sottovalutata nella progettazione e tuttora viene troppo spesso vista come un tipo di attività da svolgere “a valle” del progetto architettonico, sotto forma di pura verifica di quanto è stato elaborato dal progettista. Ciò chiaramente pone grosse difficoltà tanto per il consulente, che si trova a dover operare nell’ambito di una serie di vincoli, a volte troppo stringenti, sia per il progettista che, per contro, si trova costretto a rivedere scelte già fatte con, il più delle volte, aggravi sui costi.
Da questo punto di vista diventa di fondamentale importanza includere la progettazione degli aspetti acustici sin dalle prime fasi, se non attraverso il coinvolgimento di un consulente acustico, quantomeno prestando attenzione a quegli aspetti del progetto architettonico che hanno importanti ricadute sull’acustica e che possono essere adeguatamente controllati e conciliati con il concept spaziale. In tal senso è opportuno sia per il progettista sia per il committente definire un percorso metodologico la cui considerazione consente di ottenere i migliori risultati acustici.
L’acustica di uno spazio confinato può essere valutata mediante numerosi descrittori oggettivi e soggettivi, ma l’aspetto di più immediata comprensione e, cosa non trascurabile, di più facile valutazione, è senz’altro quello della riverberazione.
La riverberazione definisce la permanenza di un suono nell’ambiente dopo che la sorgente che lo ha generato ha cessato di funzionare. Un ambiente riverbera se le superfici che lo delimitano sono dure e riflettenti e, pertanto, il suono può viaggiare dall’una all’altra senza subire attenuazioni significative, dando luogo ad una “coda sonora”. Oggettivamente tale fenomeno viene quantificato misurando il “tempo di riverberazione” inteso come il tempo necessario affinché il livello sonoro decresca di 60 decibel dopo l’interruzione della sorgente. Tale parametro può essere valutato con la celebre formula di Sabine, secondo cui esso è direttamente proporzionale al volume dell’ambiente e inversamente proporzionale all’assorbimento acustico in esso presente.
Detto ciò, il punto di partenza di qualunque progetto acustico è la definizione di quale deve essere la “vocazione” acustica del luogo che ci si accinge a progettare. In particolare è necessario stabilire se prediligere un’acustica chiara e poco riverberante che enfatizza l’intelligibilità della parola, oppure un’acustica maggiormente riverberante che esalta la musica sacra e l’evocatività del luogo, ovvero (scelta consigliabile) trovare un adeguato compromesso fra le due. Tali importanti decisioni devono tenere conto delle indicazioni liturgiche (che possono evolvere col tempo), delle specifiche abitudini dei fedeli e dei loro pastori, e pertanto non possono essere prese dal solo consulente acustico o dal solo progettista architettonico, ma devono risultare da un processo decisionale ampiamente condiviso. Di norma valori del tempo di riverberazione inferiori a 2 secondi privilegiano la chiarezza del parlato, valori superiori ai 3 secondi sono adeguati per il canto e l’organo ma rendono difficoltosa l’intelligibilità a meno di non impiegare sistemi di amplificazione più sofisticati. Infine, valori compresi fra 2 e 3 secondi rappresentano un giusto compromesso per la maggior parte delle situazioni.
Il passo successivo è quello di avere una adeguata conoscenza delle caratteristiche acustiche dei diversi materiali, con ciò intendendo sia i normali materiali edili sia l’ampia varietà di materiali specificamente fonoassorbenti oggi disponibili (il cui impiego dovrebbe essere però valutato con molta attenzione). Inoltre, è indispensabile comprendere il ruolo “fonoassorbente” dei fedeli che, il più delle volte, rappresentano il principale contributo all’assorbimento sonoro.
Tenuto conto che il tempo di riverberazione scaturisce dal rapporto fra volume dell’ambiente e assorbimento acustico e che quest’ultimo è, nella maggior parte dei casi, direttamente proporzionale al numero degli occupanti, il primo e più semplice criterio per il controllo del comportamento acustico di un ambiente prende in considerazione il rapporto fra volume e numero di occupanti. Di norma, dimensionando lo spazio adottando fra i 10 e i 15 mc/persona è sempre possibile ottenere un risultato acustico accettabile, fermo restando che, se il numero effettivo degli occupanti risulta inferiore, il tempo di riverberazione tenderà ad aumentare. Al contrario, una occupazione superiore a quelle impiegata per il dimensionamento (tipica delle grandi festività), determinerà un tempo di riverberazione più breve ed una acustica più chiara. Se, per motivi architettonici, si desidera adoperare un volume maggiore rispetto ai valori precedentemente definiti potrà essere necessario, in fase di verifica, prevedere l’impiego di trattamenti fonoassorbenti che possano contribuire ad aumentare l’assorbimento acustico complessivo.
Il passaggio successivo è quello che prende in considerazione l’effetto che la forma dello spazio ha sulla propagazione acustica. In particolare è importante considerare che superfici irregolari (rispetto alla lunghezza d’onda del suono) tenderanno a riflettere il suono in maniera “diffusa”, ovvero senza una direzione precisa, mentre superfici lisce tenderanno a riflettere il suono in maniera “speculare”, ovvero come la luce su uno specchio. In tale ultimo caso è importante sottolineare che superfici concave possono facilmente provocare (specie se la sorgente sonora è ubicata in prossimità del loro centro di curvatura), sgradevoli effetti di focalizzazione, ovvero di concentrazione del suono in alcuni punti. Ciò può portare a numerosi difetti acustici che vanno dalla semplice disuniformità del suono, fino alla formazione di echi. Tali effetti possono essere convenientemente attenuati, o eliminati, applicando alle pareti elementi che possano contribuire ad aumentarne l’irregolarità, oppure applicando trattamenti fonoassorbenti, oppure modificandone la posizione rispetto alla sorgente. Non esiste pertanto una “forma ottimale” , ma il progettista deve essere consapevole che ogni superficie che andrà ad aggiungere potrà contribuire a riflettere, diffondere o assorbire il suono esattamente come farà con la luce.
Una volta che l’ambiente interno sia stato definito, architettonicamente e acusticamente, e con esso la posizione dei poli liturgici, è possibile passare alla progettazione dell’impianto di diffusione sonora. È importante rimarcare che tale impianto deve essere progettato a beneficio dell’intelligibilità della parola e in modo da risultare complementare rispetto all’acustica naturale dello spazio.
L’impianto cioè deve garantire una intelligibilità della parola almeno sufficiente nella maggior parte della chiesa (valutabile oggettivamente mediante il parametro STI, che dovrebbe essere almeno pari a 0.45 in almeno l’80% dei posti). Inoltre, la moderna tecnologia consente oggi di facilitare la localizzazione del suono in corrispondenza dell’effettiva sorgente sonora (cioè l’oratore) piuttosto che dell’altoparlante più vicino (come accade con gli impianti più vecchi). Ciò consente una percezione molto più naturale e una maggiore partecipazione. Infine, dovrebbe essere scoraggiato l’impiego del sistema di diffusione sonora per amplificare il coro. Ciò sia perché l’impianto di norma è ottimizzato sul parlato, sia perché se il canto è troppo amplificato rischia di scoraggiare la partecipazione dell’assemblea al canto liturgico.
Infine, non vanno trascurati gli aspetti relativi alla protezione dai rumori provenienti dall’esterno e, eventualmente, prodotti all’interno dell’aula liturgica. La scelta dei materiali e delle soluzioni costruttive deve sempre essere fatta tenendo presente anche le caratteristiche di fono-isolamento degli stessi, mentre per gli impianti a servizio della chiesa bisognerebbe fare attenzione a scegliere quelli più silenziosi, avendo cura di ubicare i locali tecnici lontano dall’aula liturgica.
Un’attenta considerazione di tutti questi aspetti è garanzia di un risultato acustico, se non ottimale, quantomeno facilmente controllabile con interventi minimi e poco invasivi.

dal sito di www.arcidiocesibaribitonto.it

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