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NEWS

Isolamento e ricaduta sociale: chi perde l'udito e' fuori dal mondo

01 marzo, 2017

TORINO. La sensazione di sentire bene ma capire male è uno dei primi segnali di abbassamento dell'udito. Ignorarlo significa rinunciare a una fetta consistente del mondo che ci circonda e le ricadute psicologiche sono rilevanti.

Se nel bambino è fondamentale la diagnosi precoce, nella popolazione adulta investire nelle protesi acustiche è la scelta giusta per evitare l'isolamento e ridurre il rischio di demenza. Grande alleato di chi soffre di sordità è la tecnologia, in grado di abbattere le barriere della comunicazione. Ce ne parla Roberto Albera, otorinolaringoiatra alla Città della Salute di Torino e professore ordinario di otorinolaringoiatria all'Università di Torino.

Cosa si intende quando si parla di sordità?
“Si tratta di deficit uditivi che possono dipendere da una malattia dell'orecchio esterno o interno. Nel primo caso il problema è molto più frequente nei bambini e ci sono terapie mediche o chirurgiche risolutive. Se parliamo di orecchio interno, invece, c'è un riscontro più alto nella popolazione adulta e anziana: in questo caso i rimedi sono quasi mai efficaci e l'unica soluzione è l'apparecchio acustico”.

Qual è l'impatto di questa patologia sulla società?
“Nel bambino, per esempio, se è un problema di orecchio esterno o medio l'impatto è modesto. Diventa un problema drammatico quando il bambino nasce o diventa sordo a livello dell'orecchio interno nei primi due o tre anni di vita. È un grave danno perché non si acquisisce il linguaggio. In questo caso è fondamentale dedicare molta attenzione alla diagnosi precoce perché questo può portare alla quasi risoluzione del problema con apparecchi sia mobili che impiantati” .

E nel soggetto adulto?
“Il problema frequente è la ridotta capacità di capire negli ambienti rumorosi. Il classico " sento ma non capisco" che si traduce in una grande fatica a frequentare ambienti di un certo tipo. Alcune teorie, poi, associano la sordità al rischio di demenza. Un soggetto adulto over 60 che ha una grave sordità sembra manifestare un rischio più elevato di demenza. Ecco perché diamo molta importanza alla protesizzazione nei soggetti anziani. È meglio investire nelle protesi ma ridurre il rischio di demenza. In Italia, però, c'è una scarsa propensione a utilizzare le protesi acustiche sia per l'aspetto estetico che economico”.

Quali sono le novità per quanto riguarda le terapie?
“L'unica terapia che ha un significato è la protesizzazione: sistemi che sono sempre più sofisticati e che consentono al paziente di sentire.
Una novità rilevante sono i sistemi ( attraverso modulazione di frequenza, Bluetooth o induzione magnetica) che consentirebbero, tramite una protesti acustica, di disattivare il rumore di fondo e far percepire solo il messaggio utile. Poi ci sono le protesi che si inseriscono chirurgicamente, che consentono alle persone di sentire stimolando il nervo acustico. La prospettiva futura, che in parte è già in essere, è la miniaturizzazione di protesi da installare nell'orecchio medio. Già ci sono, ma sono ancora grandi e costose”.

Ci sono collegamenti tra sordità e altre malattie dell'organismo?
“L'orecchio interno è l'organo che consuma più ossigeno. Questo vuol dire che se c'è un'insufficienza nell'organismo l'orecchio ne soffre. Ecco perché i diabetici o chi ha la pressione alta è più sordo”.

L'uso di cuffie e auricolari può creare danni all'organo uditivo?
“Sì, anche se mediamente grandi danni non se ne vedono perché l'utilizzo non è di tantissime ore e non si prolunga negli anni. È fondamentale comunque portare avanti campagne di sensibilizzazione tra i giovani, non per vietare ma per insegnare a usare questi strumenti in modo poco dannoso”.

fonte: LA REPUBBLICA

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